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Cosa faccio

Mi occupo di ICT e internet da oltre dieci anni; di informatica da molto più tempo. Ho aiutato aziende e professionisti a: scrivere sul web,  farsi trovare in rete, migliorare l’usabilità dei siti. Ho cambiato lavoro ma svolgo attività di tutoring on line. Scrivete a fabio.masetti (chiocciola) gmail.com, fate un salto  al Gentes B&B oppure su i vari social network:

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lettera ai professori

era rimasto dimenticato in un draft

ho partecipato, a luglio , ad una assemblea sugli scalini del rettorato della sapienza. Sindacati, Studenti, pochi ricercatori precari e professori universitari.

Mentre sull’Università, dopo il silenzio, cala anche il buio, qualcuno cerca di rialzare la voce. “Troppo tardi”, dico ad una docente che ascolta, corrucciata, un suo collega fare una timida ma dotta autocritica.
ne nasce una discussione pacata, come fossimo al bar o davanti ad una vetrina di Zara.
“Possibile che sti ragazzi non capiscano che è in gioco il loro futuro? il diritto allo studio? che se attaccano noi, distruggono loro?”. Così cinguetta indispettita.
Cara professoressa, cari professori, lo capiscono eccome.
Quello che vi sfugge è che la responsabilità è vostra, è a voi che “sti ragazzi”, imputano la fine del loro futuro e non hanno nemmeno la forza di dirvelo in faccia. Siete voi che governate nei senati accademici, eleggete i rettori, gestite i beni del patrimonio pubblico, organizzate le facoltà. E’ a voi che, il Governo peggiore della storia repubblicana, imputa la mala gestione e gli sprechi e, se la riforma Gelmini ha un solo dato di realtà inequivocabile, ahimè, è proprio questo. Vi hanno fregato.  Vi tolgono i soldi, il posto, il potere, i privilegi e gli argomenti. Che fine ingloriosa.
Si è vero, la malagestione, lo sperpero e la miopia con cui avete gestito, insieme ad un nugolo di burocrati senza scrupoli, la cosa pubblica, la usano strumentalmente come scusa per saccheggiare l’università Italiana ma quello che fa rabbia e rattrista è che il furto con destrezza può fare a meno di quest’ultima, ormai. Grazie a voi.
Non è nemmeno vero che sotto attacco è il diritto allo studio in quanto tale;  che cotanta destra, becera e ignorante, voglia una massa di ignoranti da manipolare.  Non sanno  cosa significa la parola diritto, figuriamoci diritto allo studio o cultura. “Ciao cultura, ciao, ‘intu u culo a cultura” recita lo straordianario Cetto Laqualunque di Albanese. Troppo sofisticato il ragionamento per attribuiglerlo.
Quello che vogliono veramente, cara professoressa, i pregiudicati onorevoli, sono gli immobili, il patrimonio delle università italiana, per farne commercio, profitto. Quello che avete in mano voi da sempre. Loro Speculano con il mercato immobiliare voi con il pensiero ed il potere, cara la mia Professoressa.  Voi, ora, ve ne accorgete e  scaricate ipocritamente le responsabilità sui più deboli, sui “bamboccioni”, che aveta allevato nei vostri corsi di laurea iperspecialistici e nepotistici: Scienze della  moda e del costume (a Roma, Bari e Taranto), scienze del fiore e del verde (Pavia) , Scienze dell’allevamento, igiene e benessere del cane e del gatto (a Bari), Scienza e Cultura delle Alpi (a Torino), Scienze e Tecniche Equine (Parma). Ma mi faccai il piacere professoressa. Chi lo ha distrutto il diritto allo studio? Questa sarebbe libertà di insegnamento? Avete speculato talmente tanto con il cervello da inventare nuove scienze. Complimenti.
Ora, un paio di generazioni di studenti e ricercatori precari dovrebbero portare  la bandiera per la vostra libertà? Se non fosse tragico, sarebbe  comico. Come vi può solo veniere in mente?
Credete che questo non lo vedano i ragazzi, che non lo sappiano? Chi è che gli sbarra le strade e fa carne di porco dei meriti e dei sogni, mascherandosi dietro i governi e i tagli?. Perchè le università hanno alberi genealogici al posto di organigrammi?. Che fine fanno i soldi che anche se sempre meno, comunque sono sempre arrivati dalle tasche degli italiani? Allora, cara professoressa se si vuole ricominciare bisogna metterci la serietà e smettere di prendere in giro le persone.
Ho letto scritto su un muro dei bagni di una facoltà. “Mancano gli intelluali organici? No, ci sono professori di Merda”. Sottile, la gioventù.
Volete dimostrare che ci tenete alla libertà, alla democrazia, alla cultura, ai vostri figli? Volete davvero difendere ciò che resta della cosa pubblica. State in silenzio allora, e battetevi nelle sedi opportune, nei senati accademici, nei consigli di facoltà, nei dipartimenti. Quello che manca nelle istituzioni di questo paese sono la trasparenza, la democrazia e la rappresentanza. Abbandonate la retorica e l’ideologia e fate. Cambiate ad esempio gli statuti delle vostre università rendetele più rappresentative. Per eleggere il rettore, ad esempio, introducete quel principio di democrazia banale in voga da almeno un paio di secoli: 1 testa, 1 voto. Oggi chi governa le Università e le sta per consegnare ai privati lo fa con il consenso di pochi grandi elettori appartenenti proprio alla sua categiria, cara professoressa: i docenti, strenui difensori della libertà. Studenti e personale tecnico sono rappresentati per 1 decimo della loro consistenza. Come al solito pochi decidono per molti e molti pagano. Ora però tocca anche a voi, la festa è finita, aprite gli occhi. Questa è una vera grande occasione per realizzare i sogni che non più di 40 fa, portavate nel cuore e nelle università anche voi. Abbandonate qualche privilegio, date voce achi non ne ha e li troverete tutti li, accanto a voi, gli studenti, stia tranquilla, a difendere anche i vostri di diritti.

Carissima direttrice
ho partecipato, un paio di giorni fa, ad una assemblea sugli scalini del rettorato della sapienza. Sindacati, Studenti, pochi ricercatori precari e professori universitari.
Mentre sull’Università, dopo il silenzio, cala anche il buio, qualcuno cerca di rialzare la voce. “Troppo tardi”, dico ad una docente che ascolta, corrucciata, un suo collega fare una timida ma dotta autocritica. ne nasce una discussione pacata, come fossimo al bar o davanti ad una vetrina di Zara.
“Possibile che sti ragazzi non capiscano che è in gioco il loro futuro? il diritto allo studio? che se attaccano noi, distruggono loro?”. Così cinguetta indispettita.
Cara professoressa, cari professori, lo capiscono eccome.
Quello che vi sfugge è che la responsabilità è vostra, è a voi che “sti ragazzi”, imputano la fine del loro futuro e non hanno nemmeno la forza di dirvelo in faccia. Siete voi che governate nei senati accademici, eleggete i rettori, gestite i beni del patrimonio pubblico, organizzate le facoltà. E’ a voi che, il Governo peggiore della storia repubblicana, imputa la mala gestione e gli sprechi e, se la riforma Gelmini ha un solo dato di realtà inequivocabile, ahimè, è proprio questo. Vi hanno fregato.  Vi tolgono i soldi, il posto, il potere, i privilegi e gli argomenti. Che fine ingloriosa.
Si è vero, la malagestione, lo sperpero e la miopia con cui avete gestito, insieme ad un nugolo di burocrati senza scrupoli, la cosa pubblica, la usano strumentalmente come scusa per saccheggiare l’università Italiana ma quello che fa rabbia e rattrista è che il furto con destrezza può fare a meno di quest’ultima, ormai. Grazie a voi.
Non è nemmeno vero che sotto attacco è il diritto allo studio in quanto tale;  che cotanta destra, becera e ignorante, voglia una massa di ignoranti da manipolare.  Non sanno  cosa significa la parola diritto, figuriamoci diritto allo studio o cultura. “Ciao cultura, ciao, ‘intu u culo a cultura” recita lo straordianario Cetto Laqualunque di Albanese. Troppo sofisticato il ragionamento per attribuiglerlo.
Quello che vogliono veramente, cara professoressa, i pregiudicati onorevoli, sono gli immobili, il patrimonio delle università italiana, per farne commercio, profitto. Quello che avete in mano voi da sempre. Loro Speculano con il mercato immobiliare voi con il pensiero ed il potere, cara la mia Professoressa.  Voi, ora, ve ne accorgete e  scaricate ipocritamente le responsabilità sui più deboli, sui “bamboccioni”, che aveta allevato nei vostri corsi di laurea iperspecialistici e nepotistici: Scienze della  moda e del costume (a Roma, Bari e Taranto), scienze del fiore e del verde (Pavia) , Scienze dell’allevamento, igiene e benessere del cane e del gatto (a Bari), Scienza e Cultura delle Alpi (a Torino), Scienze e Tecniche Equine (Parma). Ma mi faccai il piacere professoressa. Chi lo ha distrutto il diritto allo studio? Questa sarebbe libertà di insegnamento? Avete speculato talmente tanto con il cervello da inventare nuove scienze. Complimenti.
Ora, un paio di generazioni di studenti e ricercatori precari dovrebbero portare  la bandiera per la vostra libertà? Se non fosse tragico, sarebbe  comico. Come vi può solo veniere in mente?
Credete che questo non lo vedano i ragazzi, che non lo sappiano? Chi è che gli sbarra le strade e fa carne di porco dei meriti e dei sogni, mascherandosi dietro i governi e i tagli?. Perchè le università hanno alberi genealogici al posto di organigrammi?. Che fine fanno i soldi che anche se sempre meno, comunque sono sempre arrivati dalle tasche degli italiani? Allora, cara professoressa se si vuole ricominciare bisogna metterci la serietà e smettere di prendere in giro le persone.
Ho letto scritto su un muro dei bagni di una facoltà. “Mancano gli intelluali organici? No, ci sono professori di Merda”. Sottile, la gioventù.
Volete dimostrare che ci tenete alla libertà, alla democrazia, alla cultura, ai vostri figli? Volete davvero difendere ciò che resta della cosa pubblica. State in silenzio allora, e battetevi nelle sedi opportune, nei senati accademici, nei consigli di facoltà, nei dipartimenti. Quello che manca nelle istituzioni di questo paese sono la trasparenza, la democrazia e la rappresentanza. Abbandonate la retorica e l’ideologia e fate. Cambiate ad esempio gli statuti delle vostre università rendetele più rappresentative. Per eleggere il rettore, ad esempio, introducete quel principio di democrazia banale in voga da almeno un paio di secoli: 1 testa, 1 voto. Oggi chi governa le Università e le sta per consegnare ai privati lo fa con il consenso di pochi grandi elettori appartenenti proprio alla sua categiria, cara professoressa: i docenti, strenui difensori della libertà. Studenti e personale tecnico sono rappresentati per 1 decimo della loro consistenza. Come al solito pochi decidono per molti e molti pagano. Ora però tocca anche a voi, la festa è finita, aprite gli occhi. Questa è una vera grande occasione per realizzare i sogni che non più di 40 fa, portavate nel cuore e nelle università anche voi. Abbandonate qualche privilegio, date voce achi non ne ha e li troverete tutti li, accanto a voi, gli studenti, stia tranquilla, a difendere anche i vostri di diritti.

Il lettore avvertito

poche parole sulla polemica innescata dal prof. Dal Lago con il suo “saggio”, “Eroi di carta”. Poche parole perché ormai ho imparato a risparmiarle di fronte alle idiozie. Ciò che Saviano ha commesso di imperdonabile è violare, secondo il prof, il patto tra lettore e scrittore, mischiando le carte senza esplicitare quando l’io narra la fiction come autore, quando l’io è la fiction e ciè il personaggio e quando l’io del libro è luomo, testimone e autobiografo di Roberto Saviano.

la domanda è?

Io sono lo scrittore e secondo te dal lago vengo a chiedere il permesso a te, professore, su come trattare il mio lettore e su che dimensione far muovere gli “io” che ho a disposizione? ma stiamo scherzando? Qui ormai ognuno apre bocca e gli da fiato Dall’alto di quale autorità parte una critica del genere?

Boh non ho parole. Scriviamo ma avvertiamo i lettori prima. Si tratta di fiction eh? Scherzavamo.

Audio Posttesting Post By Voice

Hackmeeting

iniza oggi http://it.hackmeeting.org/

interessantissimi tutti i seminari ma in particolare (e li perderò purtroppo) http://it.hackmeeting.org/seminari.html#1566

Programmare e’ come narrare ?

Saturday 3, h17 : 2 ore

Oratore: Graffio, Stefano Penge. Con la partecipazione di Vito e Fran

“Siamo alla fine del millennio scorso. Per caso, un esploratore si imbatte in un continente sconosciuto, di dimensioni vastissime. Strade, città e biblioteche, e nelle biblioteche milioni di testi, scritti non in una sola, ma in decine e decine di lingue diverse. Testi diversi di autori diversi, dedicati ai fini più differenti, cortissimi e enormi, scritti a più mani, criptati, fondamentali o inutili. Scritti per essere usati, per essere letti o per essere analizzati e insegnati. Da una prima analisi di questi milioni di testi, sembra di poter dire agli esploratori che ci sono stati periodi, scuole diverse, mode. Che aree diverse del continente hanno prodotto autori riconoscibili, che a loro volta hanno insegnato e influenzato altri autori. Di tutto questo, niente è mai stato raccontato, né qui da noi né altrove. Il continente di cui vogliamo parlare è quello dei codici sorgente dei programmi. Più di 50 anni di letteratura, più di 50 lingue diverse. Un corpus di testi dalle dimensioni quantitative enormi: l’archivio su web più noto di software OpenSource, SourceForge.net, contiene quasi un milione di “libri” diversi relativi solo agli ultimi 5 anni. Eppure nessun’indagine, nemmeno di ricognizione, è stata condotta finora da un punto di vista linguistico, stilistico, retorico. Quello che stiamo cercando di fare è trovare un posto a questo continente all’interno della cartografia, accanto ai territori più noti in cui si sono incontrate (persone e) discipline tanto diverse come linguistica e informatica; poi cercheremo di capire il perché di questo lungo nascondimento, e proveremo a immaginare l’apocalissi, cioè di modi concreti di comunicare la nostra scoperta al mondo.”

Riferimenti:

http://scaccoalweb.dotblog.it/2010/05/programmare-%C3%A8-come-narrare.html http://www.altrascuola.it/altranuova/index.php?option=com_content&task=view&id=395

Il seminario è la prosecuzione di quello che tenne Stefano Penge 10 anni fa durante l’hackmeeting di forte prenestino. Si chiamava “lo zen e l’arte della programmazione”

http://www.onlynx.it/hi/strumenti/zen.html

Durante questi 10 anni Stefano ha proseguito la sua ricerca ed ha trovato altri compagni di viaggio.


Oltrecitta’ in rete

Friday 2, h23 : 1 ora

Oratore: Primavera Romana

primaveraromana.wordpress.com

PrimaveraRomana è un’esperienza esplorativa per scoprire, condividere e inventare una Roma diversa. Dal 2009 abbiamo iniziato a camminare, in tanti, attraverso territori in trasformazione della città, grandi contenitori pubblici abbandonati, in dismissione o oggetto di speculazioni private, pezzi di campagna, quartieri storici e in costruzioni, luoghi di memorie e di progetti futuri, luoghi ricchi di pratiche di cittadinanza, incontrando comitati di quartiere, associazioni, movimenti di lotta per la casa, comunità straniere, esempi di autorganizzazione e autorecupero, realtà spontanee.

Una piattaforma di comunicazione e condivisione E’ evidente come sempre più persone sono consapevoli della graduale perdita del diritto alla città, alla casa, alla salute, al lavoro, alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico artistico, alla mobilità, alla conoscenza;  sempre più persone rivendicano il diritto ad uno stato di diritto, alla partecipazione attiva nei processi di trasformazione della società e del territorio, al rispetto per tutti e alla solidarietà per i più deboli.  Partendo dal concetto di usare l’informazione come fattore di moltiplicazione della forza espressiva ed organizzativa della collettività, vorremmo attivare un sistema per la comunicazione e la gestione dell’informazione supportato da una piattaforma tecnologica aperta ed indipendente diversa dalla soluzione offerta da Google. vorremmo collegare in modo attivo le varie realtà associative territoriali attraverso una soluzione multifunzionale (ad esempio una sorta di wikipedia del territorio) che ci permetta di condividere mappe, documentazione, informazioni per lo sviluppo e il trasferimento di best practices di coesione territoriale e strumenti per la sincronizzazione delle azioni e degli eventi (ad esempio l’utilizzo di calendari) affinchè si possa generare una crescente consapevolezza collettiva.

Mappe co-evolutive dell’Oltrecittà Roma L’esperienza è raccontata in rete da mappe emergenti, nate dalla partecipazione di tutti e dall’ipertestualità che permette loro di evolversi al di là del controllo di chi le genera; l’intento è di costruire una mappatura dal basso del territorio che possa raccontare le memorie, il presente e il futuro e gli immaginari di chi lo abita. Anche le mappe vogliono essere uno degli strumenti condivisi per un progetto comune di quella rete di soggetti, impegnati sul territorio che vuole tutelare i diritti del cittadino.

Durante il seminario vorremmo condividere la nostra pratica esplorativa con le possibilità che la rete offre di cartografare una città dal basso per sperimentare in luoghi e su questioni differenti una strategia comune, che ci possa portare verso gli Stati Generali della Cittadinanza.

Contro la teletteratura, racconti brevi.

Contro la teletteratura, racconti brevi.

giulio ferroni, scritture a perdere. la letteratura negli anni zero,  2010, Editori Laterza

Bah, alla fine non saprei dire. Comunque è come aspettare Godot.

Si scrive tanto e male, questa non è una novità, e il prof Ferroni, non rinuncia a dogliarsene cercando di riaccendere la polemica con un pamphlet appena uscito per Laterza.

Senza fare troppa accademia, spara a zero, facendo nomi e cognomi. Baricco, Mazzantini, Wu Ming, Paolo Giordano e altri, tutti autori “blasonati”, che non sono scrittori, ma produttori di teletteratura (il neologismo infame è mio non di Ferroni, ndr). I telescrittori (o telescriventi?) usano tecniche ormai consolidate e canonizzate dalla produzione televisiva e plurimediale, frutto dell’industria culturale.  Di questa produzione e consumo di massa ne ereditano e sublimano vizi ed in qualche caso le poche virtù (E’ l’industria culturale, bellezza, e tu non ci puoi fare niente. niente!). Basta affermare con forza che non stiamo parlando di letteratura ed il gioco è fatto.  Serialità, spettacolarizzazione dalla narrativa di genere (il noir in particolare) si estendono a quella generalista, appiattiscono lo stile, svuotano di senso l’opera tanto che il travaso nell’empireo della fiction e del cinema è pressoché immediato. La scrittura che si dispone “in un orizzonte di spettacolo”, specie quella Romanzesca, fa “leva su elementi di tipo esterno” che la rendono vuoto a perdere. Non è una novità. Val la pena allora non tanto censurare l’ovvio quanto cercare di ritrovare quello che si è perso. Dove sono le lettere?

Se la Tv ha decretato la fine del romanzo inteso come oggetto letterario a resuscitarlo non saranno di certo internet e le varie realtà virtuali e multimediali, secondo Ferroni. Le “magnifiche sorti e progressive” delle letteratura affidate all’informatica e alla rete conducono solo ad un radicalismo teorico chiuso in se stesso. Conventicole, extra accademiche magari ma pur sempre conventicole, che “evitano accuratamente di interrogare i caratteri del mondo (anche quando pretendono di metterlo in questione o credono di cavalcarne le tendenze) (p.35). E questo spiega come in fondo la voce del professor Ferroni non desti scandalo e sdegno in nessuno dei protagonisti della teletterattura e nessuno di loro si degna mai di rispondere piccato o meno. L’unico che ci ha provato è stato Baricco nel 2006 , rimediando una figuraccia per non aver letto le recensioni di Ferroni. La regola numero uno è lasciare fuori dal dominio in questione la voce “contro”, i telelettori, del prof Ferroni, non avranno mai notizia.

Se spegniamo il romanzo cosa resta alla letteratura? Secondo Ferroni il racconto breve, la cui misura è forse la più idonea a “dire il presente” e quella forma ibrida denominata “autofiction” che forza i limiti del romanzo, della biografia e del saggio, fondendoli in una nuova forma (Gomorra docet) e di cui si intravvedono i “natali” nella Recherche Proustiana (ma si potrebbe dire di Céline, forse) e più recentemente in un libro di Pierre Minchon , les Vies minuscoles, non ancora tradotto in italiano. Per non saper ne leggere ne scrivere e per farsi un’idea di dove vanno le lettere val la pena affidarsi alla lista della spesa proposta nell’ultimo capitolo da Ferroni. Giovanni Martini, “La Nostra Presenza“, Francesco Pecoraro, Dove credi di andare, Silvana Grasso, Pazza è la Luna,  Andrea Carraro e Giorgio Falco  per i racconti;  Antonio Pascale, Gabriele Pedullà, Vitaliano Trevisan, Antonio Tabucchi e  a la Parrella ( Borderline con la teleletteratura)  e Arbasino e qulchedun altro.

Certo tenersi fuori dalla velocità distruttiva che ha preso l’industria culturale o meglio raccontarla tenendo fuori il suo prodotto è difficile, anche la libreria di Ferroni è nutrita.
Che fare, allora? Torna quindi in ballo la responsabilità, soprattutto dell’autore: responsabilità civile per assicurare alla società un futuro oltre la produzione ed il consumo di massa, per assicurarle un destino partendo da una negazione forte del modo di agire attuale.

Se il dibattito si estendesse non sarebbe male. La Pamphlettistica, va detto, è una raffinata e storicamente collaudata tecnica di marketing, oltre che un ottimo strumento di dibattito culturale.

Intanto per prepararsi, prima di sparare, sarà il caso di leggere il Prof Ferroni, più approfonditamente, visto che le sue riflessioni vanno avanti dagli anni 90 ed il dibattito in generale da un po prima (Baudrillard, Fortini ecc..) . Per averne uno sguardo di insieme però, leggere “Dopo la fine. Una letteratura possibile”

Il problema è che le tesi di Ferroni si possono applicare anche alla critica letteraria oltre che alla letteratura, anch’essa ridotta a puro “spot”.

http://www.nazioneindiana.com/2010/06/16/%E2%80%9Cla-co…
http://www.ospiteingrato.org/Arretrati/arretrati_04_01.…

Bah, magari quelli di nazioneindiana gli vorranno mandare le 10 domande.

Dopo gli interventi di Helena JaneczekAndrea Inglese, abbiamo pensato di mettere a punto un questionario composto di 10 domande, e di mandarlo a un certo numero di autori, critici e addetti al mestiere. DopoErri De LucaLuigi BernardiMichela MurgiaGiulio MozziEmanule Trevi,Ferruccio ParazzoliClaudio PiersantiFranco CordelliGherardo Bortolotti,Dario VoltoliniTommaso PincioAlberto AbruzzeseNicola Lagioia,Christian RaimoGianni CelatiMarcello FoisLaura PugnoBiagio CepollaroGinevra BompianiMarco GiovenaleVincenzo LatronicoFranz Krauspenhaar, ecco le risposte di Giorgio Vasta.]

Il Gusto della polemica letteraria, accapigliandosi, aumenta il dramma, è uno spettacolo.

colophon

«Oggi assistiamo al paradosso di una letteratura che si moltiplica e contemporaneamente arretra, assediata dall’impero dei media, dalla vacuità della comunicazione, dalla degradazione del linguaggio e della vita civile.»

Sottrarre anziché accumulare, ritrovare la passione e la bellezza dell’essenziale. Scrivere di meno, scrivere meglio. «Insieme ad una radicale ecologia dell’ambiente fisico abbiamo sempre più bisogno di un’ecologia della comunicazione, che agisca come ecologia della mente, che liberi le nostre menti dagli scarti infiniti che le tengono in ogni momento sotto assedio, con una variegata catena di manipolazioni a cui ben pochi arrivano a resistere. Ed è sempre più necessaria un’ecologia del libro e della letteratura, capace di operare distinzioni nell’immenso accumulo del materiale librario prodotto».

FQ goes viral

il Fatto Quotidiano e la campagna virale.

Ho dato una casa alle poesie

Prosegue l’attività di selezione e revisione di quanto sono andato scrivendo in rete negli ultimi anni. Oltre al blog ho scritto qualche poesia. Le ho messe insieme in una raccolta che  si intitola Se/Sè e pubblicate in un blog a parte: http://altermine.wordpress.com/.

Presto dovrebbe essere pronto un’altro insieme di versi che sono andato scrivendo nell’ultimo anno e su cui devo però ancora lavorare.  

Caos

In questi giorni in cui il caos che regna sovrano nella mia mente, la serendipity è l’unica via di uscita. Prima di rielaborare tutti i concetti che ho assorbito in giorni di studio e divagazioni su tanti temi meglio fare qualche degna segnalazione.

letture:

R. Barthes, L’avventura Semiologica, Einaudi

Josè Sanchis Sinisterra, La scena senza limiti

blog:

http://www.artisopensource.net/

http://www.digicult.it/

circonvenzione di incapaci

09 aprile, 08:02

Tremonti: nessuna manovra correttiva nel 2010

Il ministro dell’economia: nel 2011 solo aggiustamento dei conti dello 0,5% del Pil

ultimo aggiornamento: 06 maggio, ore 15:39

Conti pubblici, Tesoro: manovra correttiva da 25 mld in due anni pari all’1,6% del Pil

Roma – (Adnkronos/Ign) – Le stime indicano il deficit al 5% nel 2010. La crescita dell’economia italiana è stimata all’1% quest’anno, l’inflazione programmata si attesterà all’1,5%. Aumentano disoccupazione e debito pubblico, in calo la pressione fiscale

L’arte per strada

idee su mark jenkins e I Park Art. http://iparkart.ning.com/profiles/blogs/mark-jenkins-1

I Park Art potrebbe essere anche Museo Temporaneo e grande mezzo di diffusione: Replicando le opere (con permesso) e documentandole per diffondere l’arte nel quotidiano