Cavallo, Alfiere e pedone. Scacco all’Università

2009 Novembre 17

Sulla Scuola e sull’univerrsità si sta giocando una partita a scacchi importante. Alla scacchiera non sono seduti però fini strateghi ma giocatori mediocri e a scandire il tempo delle mosse non sono loro ma il debito publico italiano.
I protagonisti sono il Mnistro dell’Economia, Giulio Tremoni, (il Cavallo), Il Ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini (L’Alfiere) e il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta (Il Pedone).
Lo schema di gioco è semplice. Apre l’Alfiere su imbeccata del Cavallo con la Legge 133/08 e la legge 169/2008, tolgiendo, di fatto, l’aria alle Scuole e alle Università. Tagli di personale (-50.000 insegnanti) e taglio del Fondo di Finanziamento Ordinario per 1,5 miliardi di euro in 5 anni, tagli per 8 miliadri di euro alla Scuola in 5 anni. Soldi con i quali gli Atenei e le Scuole pagano stipendi e finanzucchiano la ricerca, e coprono i costi di gestione, sprechi compresi.
Si prosegue con le mosse del Pedone che dopo una campagna volta a rinfocolare tensione sociale, scaricando sugli impiegati pubblici le colpe delle inefficenze della Pubblica Amministrazione, entra nel merito e vara una riforma: Il DLgs. 150/09. Il Decreto oltre a indirizzare la disciplina dell’impiego pubblico verso criteri privatistici, attacca lavoratori e rappresentanze sindacali, nella loro contrattazione decentrata sul salario accessorio, legandolo a criteri di valutazione di cui non è chiara ne la natura ne a chi spetta la fissazione. La mossa del pedone è rivolta alla PA in generale ma si salda con una tempistica perfetta con la strategia volta a demolire e svendere la Scuola e l’ Università Pubblica.
Nell’Ambito universitario, ovviamente e presumibilmente, il consiglio di amministrazione e il rettore avranno in mano la barra della valutazione e quindi del salario accessorio e quindi il coltello della contrattazione dalla parte del manico.
Muovendo il pedone, impegna i sindacati e i dipendenti dell’Università, in una batatglia di retroguardia, in un’epoca in cui l’azione sindacale non va mai oltre posizioni minimaliste e di difesa ad oltranza di quel poco che resta da difendere. Nessuna strategia di maggior respiro, volta a inserire la difesa del lavoro e dei diritti in un quadro politico più ampio è pensabile . Non ci sono i presupposti con una opposizione in stato comatoso e incapace di raccolgiere consenso tra i lavoratori precari, ormai la maggioranza e nel paese tout court. Il pedone ha gioco facile.
Nel Frattempo, L’alfiere rilancia e fa scacco con il  DDL 28 ottobre 2009. L’Ultima delle Riforme. Abolizione del Carattere Elettivo del Consiglio di Amministrazione, apertura ai privati, possibilità di privatizzare gli Atenei e consegna delel Chiavi delle Università, in mano ai Rettori ( e parte della classe baronale che li sostiene).
Il gioco è fatto. Nel prossimo anno il Taglio dell’ FFO (Cavallo e Alfiere) porrà gli atenei, specie i più grandi e patrimonializzati) in una condizione di asfissia finanziaria. Le ALternative saranno il Fallimento o il Commissariamento.
Qualunque Commissario, legge alla mano, e il DDL Gelmini pùò diventarlo con un paio di sedute parlamentari, opterebbe per la trasformazione delgi Atenei in Fondazione, scaricando oltretutto rettore e docenti di qualasiasi responsabilità nella svendita del Diritto Allo Studio.
La trasformazione delle Università in creature di natura privatistica, porta con sè, l’Istantaneo e magico risanamento contabile. Il patrimonio viene ovviante valutato con criteri privatistici e non di contabilità pubblica. Quello che oggi vale 1 domani varrà 3 e verrà venduto ad 1,5 ai soliti noti imprenditori, salvatori della patria, con il concorso delle banche ovviamente. Risultato finale, nel medio lungo periodo, grande concentrazione delle Università (i Politecnici di Milano e Torino hanno già cominciato), Accesso alle Univiersità su base censuaria, condanna di lavoratori e precari al Terzo Stato.
Una partita  già vista, sta su tutti i manuali di scacchi scritti negli ultimi 30 anni. La Telecom, L’Enel, L’Eni, Le Banche strappate alle Fondazioni nel 91, L’Alitalia, le Poste e le Ferrovie. A cambiare sono varianti tattiche della stessa stragia. Il Rislutato: il saccheggio del patrimonio dello Stato, la distruzione dei diritti acquisiti (allo studio in questo caso) , la precarizzazione di diverse generazioni di lavoratori.
La prossima sarà quella dell’INPS.

Democrazia Rappresentativa; non Rappresentata. Io ci Sono

2009 Novembre 13
di Il Matto

Sulla scorta delle riflessioni che in questi giorni occupano e pre-occupano la mia mente sul futuro dell’Università, la questione della rappresentanza sta diventando un chiodo fisso, insieme a quella della paura. 

Il vuoto di rappresentanza, quindi di democarazia, ha ingoiato tutto e tutti nella politica italiana.  Dalle Elezioni  Politiche a quelle amminsitrative, passando per le europee, il filtro di partiti, comitati e liste sui candidati ha reso di fatto inutile l’espressione di qualsiasi volontà popolare.
L’Italia recepisce e trasforma in leggi, direttive europee (si chiamano direttive perchè espresse appunto da un direttorio), I Candidati alla Presidenza delle Regioni sono espressione della criminalità organizzata bi partisan. Le Primarie del PD hanno fatto i conti con gli apparati del Partito Democratico, tessere fasulle comprese.

Insomma, votiamo, formalmente esercitiamo il diritto dovere democratico, ma gli eletti non rappresentano gli elettori.

Se non sei rappresentato non esiste un’immagine di te e questo semplicemente genera, estende, socializza la paura. Non hai nè voce nè volto e subisci le conseguenze di qualsiasi atto di partecipazione che disturbi il potere costituito, senza che alcuno si possa venire in soccorso, riconoscerti come suo simile.

Etimologicamente, rappresentare deriva dal latino re ad praesentare, ovvero rendere presenti cose passate e lontane (nel tempo e nello spazio): quindi esporre davanti agli occhi del corpo o della mente figure o fatti. Altrimenti, Mostrare in se la figura di altri; Tenere le veci di altri in assemblee, convegni, comemrci e simili.

Non essere rappresentati quindi significa non essere manifesti. Oggi semplicemente noi non siamo manifesti alla politica e alle istituzioni. Il mal funzionamento dei meccanismi di rappresentanza impedisce alla politica di vederci, di osservare il paese e le persone che lo costituiscono.

Se non sei rappresentato, semplicemente sei solo. Senza la possibilità di essere rappresentati, non c’è società.

Eppure, non esiste ancora, movimento e forza politica, sindacato che della deomocrazia e della rappresentanza ne faccia una questione centrale della propria linea programmatica, della propria cultura politica.

Siamo abituati a pensare la democrazia come conquista permenente, del dopoguerra, senza andarne a verificare la reale applicazione e senza valutare gli strumenti che ci vengono offerti per esercitarla, senza la richiesta di poter partecipare alla formazione di quelle regole che la dovrebebro rendere, reale ed immanente nelle nostre vite. E’ una democrazia rappresentata non rappresentativa.

Per questo, i milgiori interpresti della società sono gli scrittori, cineasti, gli artisti e una massa crescente di persone li sta eleggendo come rappresentanti. Sono i produttori di immagini  che sanno restituire una rappresentazione nella quale potersi riconoscere. L’arte vede, la politica è cieca.

Atraverso teatro, Libri, film, concerti, restiuiscono quei meccanismi di partecipazione e rappresentanza diretta a quella massa di individi a cui, la democrazia formale e rappresentata ha tolto la possbilità di manifestarsi.

Paradossalmente la Democrazia non è mai Stata, in questo paese, un Ideale ma uno strumento che ha dovuto negoziare la sua esistenza con diversi quadri ideologici di Riferimento. Il Comunismo ed il socilaismo in particolare. Una democrazia che doveva rappresentare la via al Comunismo o al Liberalismo o all’affermazione dei valori Cattolici. Una democrazia aggettivata, cristiana, progressista, comunista, socialista. Ancillare.

All’indomani di un ventennio di dittatura fascista e una devastante guerra mondiale, la Democrazia, in Italia appariva come una sfida ed una conquista, come un modo per superare l’esaurirsi di spinte propulsive di rivoluzioni e allo stesso tempo arginare l’avanzare di nuovi totalitarismi che ad est si affermavano; Come un modo per riprendere lo sviluppo e produrre libertà ma non come un modo di rappresentare l’uomo e il cittadino.; Come un modo di organizzare masse e affermare ideologie.

Dopo oltre mezzo secolo, la cosa non sembra aver funzionato, o almeno non completamente. Abbiamo vissuto in una democrazia di forma e in un’ologarchia di fatto. La struttura dei partiti ha costruito lenti distorsive che hanno generato immagini deformi della società e oggi anche quelle distorsioni si sono dissolte.

Ora che, la crisi della Democrazia, è evidente nelle sue numerose manifestazioni concrete e amminsitrative, corruttive e illiberali, in certi casi addirittura violente; ora che Le ideologie sono morte e sepolte sotto i colpi del liberalismo e della globalizzazione, mi chiedo se non sia il giunto il tempo per fare della Democrazione in sè, della sua forma, diretta o rappresentativa, terreno di elaborazione politica, di dibattito e di cultura.

Mi chiedo se non sia giunto il momento per tornare a manifestarci e a manifestare la nostra presenza, avendo cura di venire rappresentati nella forma più fedele possibile.

Si può recuperare attorno al concetto di Democrazia, quella spinta ideale che sembra mancare alla politica di oggi?

Oggi non ci sono borghesi, nè proletari, ma la precarizzazione del lavoro ha prodotto un enorme e multiforme Terzo Stato. Manca ancora una sua Immagine e una sala della Pallacorda dove riunirsi e le brioches sono finite.

Per questo ogni occasione per manifestarsi diventa più importante che mai, anche solo per dire io ci sono.

Per questo la partecipazione al No Berlusconi Day, il 5 dicembre mi sembra un momento importante.
E’ una manifestazione nata dal basso, organizzata attraverso internet. lo strumento che oggi come mai in passato è in grado di meglio rappresentare un corpo sociale ed i suoi bisogni. Spero che sia uno dei momenti dove poter iniziare a costruire una nuova immagine della società, con il contributo diretto dei cittadini.

No Belusconi day 5 dicembre 2009 - Roma

 

Università: 1 testa 1 voto

2009 Novembre 11

Il 20 Novembre ci sarà alla Sapienza un’assemblea. Obbiettivo fare il punto della situazione per difendersi dalla riforma Gelmini. Ci saranno i ragazzi del movimento dell’Onda e anche la Flc-CGIL. Mi sembra una cosa buona. Un segnale.

La Gelmini, ministro sponsor della riforma, divulga il suo lavoro puntando su efficienza e meritocrazia che sono nei fatti, gli elementi che mancano da anni e la cui mancanza ha ridotto in stato comatoso non solo l’Università  ma l’intero paese.

Mi piacerebbe però che a garantirli questi elementi non fosse un governo ma più semplicemente la popolazione , mi piacerebbe che ad una riforma ci si arrivasse per partecipazione popolare e di tutte le componenti che l’Università la rendono concreta. Studenti, Personale Tecnico Amministrativo, Ricercatori e Docenti.

Per questo, se ne avrò la possibilità parteciperò, all’assemblea con questo intervento. L’obbiettivo? Oltre che a rivendicare una Università Pubblica, la vorrei anche più Democratica. Rifarmare gli Statuti delle Università Italiane abolendo il voto ponderato per l’elezione del Rettore. 1 testa 1 voto.

Ecco il testo dell’Intervento. Mi piacerebbe che chi legge questo blog lasciasse la sua opinione.

***

L’università è pubblica. L’università è un bene pubblico perchè la conoscenza, il diritto allo studio, il suo patrimonio immobiliare sono un bene pubblico e devono restare un bene comune.

Siamo alla Sapienza di Roma, l’Ateneo più grande d’Europa. La Sapienza è un bene comune, la Sapienza E’ un comune.

 

Un comune dove circa 20.000 persone, tra docenti, ricercatori e personale tecnico amministrativo vive e lavora e dove la maggioranza dei suoi abitanti, oltre 140.000 studenti, 140.000, devono abitare un periodo che va tra i 3 ed i 5 anni per porre le basi del loro futuro e del futuro di questo paese.

 

Oggi, L’Università non è loro. Oggi nelle Università la maggioranza silenziosa, ridotta al silenzio da anni di politiche miopi, semplicemente non è rappresentata. Ed è dal tema della rappresentanza che vorrei ripartire per portare il piano della lotta contro l’Ultima delle Riforme ad un livello pratico, mi verrebbe da dire tattico.

 

Il disegno di legge, approvato in Consiglio dei Ministri tra le altre potenti cannonate che indirizza alla Cittadella dell’Università Pubblica, ne riserva una alla rappresentanza.

Conferisce al Rettore potere di Nomina dei Membri del Consiglio di amministrazione demolendone il carattere elettivo e aprendolo per il 40% dei suoi componenti a componenti private rappresentati interessi privati.

 

L’Ultima delle Riforme Elimina quindi la rappresentanza di qualsiasi componente vitale dell’Università nell’organo che dovrebbe decidere del suo futuro amministrativo, in un’epoca dove a causa del debito pubblico e della crisi finanziaria non gestita dalla politica, non c’è futuro amministrativo se non il commissariamento se non addirittura il fallimento.

 

Il Rischio di Vedere gli Atenei finire come  l’Alitalia non è fantapolitica ma una seria prospettiva, numeri alla mano.

 

Il potere che si concentra nelle mani di Una figura Istituzionale, Il Rettore e nel gruppo dei Grandi Elettori è enorme.

 

Chi si pone la domanda sul perchè di fronte ad un taglio senza precedenti delle risorse finanziarie, del Fondo per il Finanziamento Ordinario che decreta la morte amministrativa delle Università , chi detiene le redini del Governo di questo Bene Comune, non sia andato oltre, la semplice denuncia, la richiesta di modificare inutili meccanismi di ranking e alla minaccia del commissariamento (che sarebbe a dire una riforma anticipata) ha ora, una risposta semplice. Banale.

 

La riforma gli consegna un potere che non ha mai avuto fino ad oggi.

 

Se si fa una veloce panoramica degli statuti di tutti gli Atenei Italiani e si analizzano i meccanismi di elezione del Rettore si scopre come tutti siano fondati su un sistema di voto ponderato che assegna a diverse fasce di elettorato attivo un diverso peso. Il personale tecnico amministrativo e gli studenti in media sono rappresentati per un decimo della sua consistenza.

 

L’Elezione del Magnifico Rettore è affaire di un ristretto comitato di Grandi Elettori il cui voto è ben più utile ed importante da conquistare.

 

Chi si pone ancora la domanda del come sia possibile che gli interessi della maggioranza non siano rappresentati e perchè l’affluenza alle urne sia sempre bassa, trova in questo meccanismo un’altra  semplice risposta.

 

Immaginate, ora, un movimento che si batta per modificare gli Statuto delle Università e introdurre un meccanismo elettorale in voga dal 1789: 1 testa 1 voto. Un elementare principio alla base della democrazie.

 

Qui alla Sapienza ad esempio Le campagne elettorali per l’elezione del rettore diventerebbero in tutto e per tutto simili a quelle delle elezioni del Sindaco di un comune con più di 100.000 abitanti.

I programmi dei candidati dovrebbero conquistare il consenso di un elettorato attivo tanto vasto quanto vasto è il potere discrezionale di cui sono investiti gli attuali organi di Governo delle Università con L’Ultima Riforma.

 

E’ l’ultima occasione signori, di avere la parola per difendersi. L’Ultima delle riforme, questo governo ha i numeri per farla diventare legge ed una volta che è legge, nessuna componente che non appartenga alla cerchia dei Grandi Elettori avrà più nessun tipo di rappresentanza.

 

Per difendere il diritto allo studio, combattere il precariato, salvare l’Università dal saccheggio dei privati è necessario aumentare il tasso di democrazia del suo governo.

E’ necessario dare voce a coloro che sono l’Università. A coloro tra Studenti, Ricercatori, Personale Tecnico Amministrativo e Docenti che sentono la responsabilità di Garantire a questo Paese un futuro democratico ed un sapere che si Libero e di Tutti.

 

E’ per questo che chiedo al personale tecnico amministrativo, a cui appartengo, a tutti i livelli, dall’impiegato al dirigente.

 

Chiedo di aprire gli occhi. I tempi sono stretti. Il rischio, colleghi  quello di non ritrovare il proprio posto di lavoro e di andare ad aumentare la massa del precariato.

 

Vi chiedo; Assumiamoci le nostre responsabilità. Chi deve e può lottare Se non noi ? Noi  tra i 40 e 60 anni, che ancora la forza la abbiamo, che ancora tutele e diritti acquisiti li abbiamo. Dal posto di lavoro ancora non ci possono cacciare; ancora. Difendiamolo!. Abbiamo un imperativo morale. Non possiamo delegare oltre la difesa del bene pubblico ai pochi, ricercatori e studenti, che coraggiosamente,  hanno il coraggio di rischiare tutto pur trovandosi nella posizione più debole e precaria. Non possiamo delegare la difesa del futuro a coloro, i ragazzi, i nostri figli, che hanno tutto da perdere. Non possiamo permetterci che venga presento loro il conto salatissimo ed insostenibile del nostro debito pubblico.

 

Chiedo alle rappresentanze sindacali, di ampliare il respiro della lotta in difesa dei diritti. Andare oltre la difesa del trattamento accessorio, degli scatti di anzianità, delle progressioni verticali. Che cos’è il trattamento accessorio? Cosa sono le progressioni verticali? Io, vi assicuro non lo so. So solo che sono briciole, elemosina. che rischia addirittura per passare come un privilegio concesso ai Fannulloni. Io so solo che se passa l’Ultima delle Riforme, non ci sarà alcun posto nel quale farsi trattare in maniera accessoria ne progrediremo verticalmente in nessun luogo. 

 

E’ Ora di  allargare l’orizzonte, di allungare il respiro, di uscire dall’angolo. C’è una enorme massa di gente che aspetta solo un segno concreto e tangibile della speranza. Dateglielo.

 

Chiedo, per finire, ai docenti, di assumersi la responsabilità di partecipare al futuro di questo paese con un segno concreto e di appoggiare non con dichiarazioni ma con atti concreti, la modifica degli statuti in senso democratico e di lottare con tutte le loro forze contro L’Ultima delle Riforme. E’ un gesto di grande coraggio ma dovuto. Se siamo a questo punto è anche vostra la responsabilità.

 

Chiedo a tutti, Personale tecnico amministrativo, rappresentanze sindacali, Docenti di non avere più paura. Un futuro è possibile, la partecipazione democratica è possibile, la solidarietà e la cooperazione sociale è e deve essere possibile. L’approvazione dell’Ultima delle Riforme è uno spartiacque. Ora o mai più.

 

Dobbiamo lottare per Una Università Pubblica, Libera, Rappresentativa e Democaratica.

 

Non solo la Riforma non deve passare ma se Riforma deve essere deve cambiare gli equilibri di potere che ne hanno compromesso la sopravvivenza.

 

Modifichiamo gli Statuti. Riprendiamoci ciò che è nostro.

 

 

 

Divertirsi col le parole

2009 Novembre 6
di Il Matto

Marco Tullio Dentale e Serana Damiani, giocano con le parole, con il teatro e con la musica e con la pittura. Lo fanno per professione e lo fanno per piacere, insieme ad altri curiosi, amanti della parola scritta, recitata, cantata, pennellata.  Lo fanno un paio di martedì ogni mese nella loro libreria Gabi International, in via Gabi 30 a Roma, vicino a Piazza Re di Roma.

Li ho conosciuti per caso, inviando un po di poesiè per AAA autori e Attori cercasi e, martedì 27 ottobre mi sono divertito un mondo. Serena, è un’attrice divertentissima, raccoglie insieme a Marco i testi et voilà li mettono in scena con Marco alle percussioni ed un amico al basso acustico.

Lo spettacolo è a contributo libero ma libero è anche lo spirito che li anima e libero è il pensiero che scorazza, tirato di quà e di là dalle parole di tanti autori spettatori che si ritrovano per una serata tra i libri.

Tra i libri tocchi con mano quello che quotidianamente, se ami le parole, ti ripeti. Sfumato è il confine tra le arti, il teatro, la letteratura, la musica e la pittura, creativo è il gioco di combinarle insieme, seguendo il senso dei testi che stanno nascosti  nelle penne della gente.

L’arte, può abitare ovunque se le si da spazio ed in fondo non ne serve molto.  A volte basta un’occasione, un pretesto.  Marco e serena sono maieutici.

Quindi se volete un pretesto, o semplicemente passare una serata serena, venite martedì 10 alle ore 21 a far scorta di parole ed emozioni.

Hano contribuito alla serata con le loro parole, oltre al sottoscritto:

Namì, Chiara Marena, Maddalena Liani -prima le donne- Fabio Baldassarri, Enzo Roma, Massimiliano Finelli, Alberto Santangeli, Sergio Teatini

Un saluto a tutti e a martedì prossimo

La sottile linea del dovere

2009 Novembre 3

Sto lavorando ad una serie di lezioni che vorrei proporre nella scuola di mio filgio e destinate ai docenti e ai genitori. Lo scopo: aumentare la consapevolezza nell’uso dei linguaggi dei nuovi media: video giochi compresi.

Vietare o semplicemnte contingentare il tempo davanti alla TV o qualsiasi altro strumento di comunicazione non è più sufficente a mio parare per “difendersi” dal bombardamento e dalla manipolazione. E’ necessario entrare nella grammatica  dell’audio del video e dell’interazione e sfruttarla per far passare valori e messaggi educativi.

L’immedesimazione è uno dei meccanismi più potenti, alla base del successo dei video giochi. Possiamo sfrutare la stessa potenza per educare.

In questo video ho preso lo spot di un noto e terrificante gioco di guerra Call of duty  e ne ho fatto una versione educational.

giudicate la differenza dell’impatto emotivo. Spero che tutti i ragazzi amanti di questo gioco ne rimangano colpiti e lo ricordino ad ogni partita che fanno.

La Versione originale la trovate qui http://www.youtube.com/watch?v=8toHfZm6jNE

Buona visione

 

NB:

non appena pronti scriverò un po di post sul progetto più ampio da proporre nelle scuole. Alla base ci sono alcune considerazioni tratte dal modello di BJ Fogg

Lo voglio

2009 Ottobre 23
di Il Matto
ebook reader e netbook insieme, manca il telefono ed è veramente the ultimate device

ebook reader e netbook insieme, manca il telefono ed è veramente the ultimate device

nella versione in Rosso

Della poesia

2009 Ottobre 22
di Il Matto

Chiunque scriva ma ancor di più chi scrive poesia si trova, prima o poi, di fronte al tema del perchè lo fa. Del perchè spende tanto tempo ed energia nello scandagliare parole ed immagini, con che speranza, per chi e con che vantaggio, per se e per gli altri. Non economico questo è certo.
Si torva di fronte ,quindi, ad una declinazione del tema più ampio della fertitlità e della fecondità, della vita insomma. Cosa genera di concreto la poesia?  Le conseguenze delle emozioni che trasferisce, è, forse, la prima risposta. Le emozioni agiscono in concreto.
Si giunge allora subito ad un secondo problema. La possiblità del linguaggio, del proprio linguaggio, di incidere davvero sulla realtà. I versi possono far cambiare verso alla realtà, di un singolo, di una collettività? In assoluto si. Dipende dalle capacità del poeta, ovviamente. E allora ecco il terzo problema, figlio di quest’ultimo. Sono capaci, non le parole ma le “mie” parole di modificare la realtà? Che si potrebbe anche scrivere, è la mia realtà su un piano compatibile con quella di qualcun altro? Di chi legge?Esiste una possibilità vera di comunicazione?
Per questo si scrive, forse, poesia, per trovare una risposta a queste domande.
E allora la poesia diventa una preghiera; che sappia trasformare le parole in linfa, che doni loro la stessa forza che la natura dona ai suoi esseri viventi e che, come loro, nascano, vivano, muoiano e risorgano in un eterno ciclo che non conosce spazio se non il tempo, che non conosce forma, se non il continuo mutare della materia in mille forme  diverse. Ecco che si rilancia, allora, e il poeta chiede alle sue parole un miracolo.

Scrivere, leggere, guardare

2009 Ottobre 21
di Il Matto

MArted’ 27 ottobre alla libreria Gabi International, proverò per la prima volta a leggere un paio di poesie che ho scritto, grazie a questa iniziativa.  e grazie a serena e marco che la organizzano

alla libreria Gabi International

alla libreria Gabi International

Mentre rileggevo i testi e cercvavo alcune suggestioni per immagini ho scoperto anche una nuova funzionalità di Flickr. Le Gallerie.

Ho fatto un test quindi commentando i testi con la creatività degli utenti di flickr. divertente e stimolante.

Guido Bertolaso

2009 Ottobre 16
di Il Matto

controfigura nella serie anni 80 McGuyver lascia la tv per combattere la SARS, i rifiuti, e calamità naturali. a suo agio con look di destra di, sinistra e clericali, lancia nell’haute couture la tuta paramilitare. Torna al cinema col documentario beautiful cauntri ottenendo la nomination al premio “Rompiballe” sostenuta dai carabinieri del NOE e assegnata dalla procura di Napoli. hobby:collezionista di onoreficenze e lauree honoris causa

La soddisfazione di essere utente MC Link

2009 Ottobre 16
di Il Matto
Mc Link. miglior provider si servizi internet e voip

Mc Link. miglior provider si servizi internet e voip

Un utente soddisfatto dovrebbe essere l’obiettivo di qualsiasi azienda di servizi. Nel settore della connettività e telefonia ancora di più, data la competizione. Non avviene spesso. Per questo quando avviene, l’istinto ti porta a scriverso anche sui muri.

Sono utente MC Link per la connettività e il VOIP. Soddisfatto dal servizio e dal customer care sempre puntuale ed operativo, mi spertico in una lode perchè l’azienda in questione, oggi è andata oltre. Ha interpretato bisogni e problemi di un suo utente e li ha soddisfatti senza nemmeno il bisogno di richiederlo.

Avevo 2 contratti in essere con MC link. Uno dei due non serviva più e nel luglio di quest’anno ho chiesto la disdetta.

Per un impiccio burocratico, non dipendente da MC link, la procedura per la disdetta non era stata completata. Mancava la trasmissione via FAX di un pezzo di carta.

Hanno continuato a mandare le fatture. Un loro diritto.

Me ne sono accorto e con qualche mese di ritardo, rassegnato a pagare per l’ennesimo casino, ho inviato la documentaizone mancante e ricevo la seguente mail:

Gentile Sig. Masetti,
 
Le confermo di aver ricevuto la documentazione attestante la causa per la richiesta di disdetta anticipata (fallimento, liquidazione, decesso, chiusura attività).
 
In tal senso, la informo che provvederemo a partire dalla data del 09/08/2009 (30 gg dal ricevimento della richiesta di disdetta) a disabilitare l’account  di accesso ai servizi (Visp, Domini, Voip, etc.) nonché a cessare il collegamento ADSL presso Telecom Italia.
 
Riceverà in tal senso nota di credito per le fatture emesse a partire da tale data.

Una azienda che no si attacca al cavillo contrattuale ma pensa che è meglio investire su un cliente che negli anni ha protato conuque valore la dovevo ancora incotrare fuori dai manuali di marketing.

E’ ovvio che d’ora in poi non esistono altri provider.

MC Link.

nota:

chi scrive nonha alcun interesse societario o collegamento con l’azineda. Parla a nome del popolo dei consumatori.

Per chi si occupa  di servizi internet si può diventare partner MC Link