Guardo distrattamentee la televisione prima di cena, raramente. Non mi piace. Ogni tanto però tira fuori qualche chicca. Da Fazio, “Che Tempo che Fa” seduto su una poltrona bianca l’altra sera c’era Roberto Calasso, (scrittore e oggi Presidente di Adelphi) che raccontava una serie di aneddoti.
Tra le altre cose racconta di come gestisce i 28.000 volumi circa della sua “libreria” personale. Secondo il principio del “buon vicino” un sistema se così si può dire ideato da Aby Warburg e con il quale è ancora gestita la biblioteca del Warburg Institute a Londra.
I volumi sono classificati in quattro categorie generali:
Azione, Orientamento, Parola ed Immagine quattro punti cardinali di un approccio interdisciplinari che ha caratterizzato la ricerca antropologica e culturale di Warburg.
Quattro direzioni che conducono ad altrettanti obiettivi dell’Istituto: studiare la sopravvivenza e la trasformazione di percorsi antichi e costumi sociali nelle istituzioni politiche (Azione); la transizione graduale nel pensiero occidentale dalle credenze magiche e superstizione alle religioni, filosofie e filantropia (Orientamento); la persistenza di forme e motivi nei linguaggi e nelle letterature occidentali (Parola) e la tenacia dei simboli e delle immagini nell’arte e nell’architettura Europea.
I volumi sono disposti secondo una logica che tiene conto della prossimità culturale tra le opere suggerendo percorsi per avanzare lungo la direzione alla quale appartengono. E’ un approccio complesso ed originale che in qualche modo cerca di catturare quel fenomeno che in rete viene chiamato serendipity, guidato però dall’esperienza dei “bibliotecari” del Warburg Institute , riflettendone la loro ricerca, la loro cultura e la loro passione.
Una realtà quella dell’istituto che mi ha affascinato e che mi piacerebbe prima o poi andare a visitare.
Detto per inciso, seguendo i link e le applicazioni web del Warburg si apre un mondo straordinario (un pezzo di deep web) che ha un valore inestimabile e nel quale potrei perdermi definitivemente se avessi il coraggio di abbandonarmi definitivamente alla ricerca letteraria.




La perla non mi era sfuggita, ma non avevo approfondito la struttura cardinale di Warburg.
L’idea della serendipity è estremamente affascinante, in questo caso credo elevata a regola d’arte.
Nel dominio delle biblioteche digitali, che eteree sfuggono alle imposizioni del nostro mondo tridimensionale, i “buoni vicini” possono esse molto più di due, seguendo diversi percorsi che si intersecano e si biforcano. La Rete predilige le faccette, le molte dimensioni, in questo caso, della lettura.
L’editoria in sè è costruire luoghi in cui è bello stare. Il mondo digitale potrebbe offrire passeggiate in questi luoghi che nessuno ha ancora immaginato.
E’ un po’ che giro il web e la blogosfera per pescare notizie e commenti intorno a Warburg e a Roberto Calasso, mia grande ossessione letteraria. Ma finora non avevo trovato nulla di paragonabile a questa tua pagina. Semplice, essenziale, che dice molto più di quello che pure esprime in superficie. Anche il commento di Aubrey sembra scritto e ispirato dalla quiete aristocratica di uno studiolo rinascimetale.
Avrei molte cose da dire. Ma è bello limitarsi a questo. Il web ha delle potenzialità enormi, e Warburg è come se lo presupponesse (così come altri molto prima di lui). Ho da segnalarvi un passo molto interessante di un’opera di Calasso del 1983, sulla realtà virtuale e sulla scomparsa del libro, dai toni insospettabili per un editore cartaceo. Se vi interessa ve lo mando la prossima volta.
Ciao
Bruno C.