Sulla scorta delle riflessioni che in questi giorni occupano e pre-occupano la mia mente sul futuro dell’Università, la questione della rappresentanza sta diventando un chiodo fisso, insieme a quella della paura.
Il vuoto di rappresentanza, quindi di democarazia, ha ingoiato tutto e tutti nella politica italiana. Dalle Elezioni Politiche a quelle amminsitrative, passando per le europee, il filtro di partiti, comitati e liste sui candidati ha reso di fatto inutile l’espressione di qualsiasi volontà popolare.
L’Italia recepisce e trasforma in leggi, direttive europee (si chiamano direttive perchè espresse appunto da un direttorio), I Candidati alla Presidenza delle Regioni sono espressione della criminalità organizzata bi partisan. Le Primarie del PD hanno fatto i conti con gli apparati del Partito Democratico, tessere fasulle comprese.
Insomma, votiamo, formalmente esercitiamo il diritto dovere democratico, ma gli eletti non rappresentano gli elettori.
Se non sei rappresentato non esiste un’immagine di te e questo semplicemente genera, estende, socializza la paura. Non hai nè voce nè volto e subisci le conseguenze di qualsiasi atto di partecipazione che disturbi il potere costituito, senza che alcuno si possa venire in soccorso, riconoscerti come suo simile.
Etimologicamente, rappresentare deriva dal latino re ad praesentare, ovvero rendere presenti cose passate e lontane (nel tempo e nello spazio): quindi esporre davanti agli occhi del corpo o della mente figure o fatti. Altrimenti, Mostrare in se la figura di altri; Tenere le veci di altri in assemblee, convegni, comemrci e simili.
Non essere rappresentati quindi significa non essere manifesti. Oggi semplicemente noi non siamo manifesti alla politica e alle istituzioni. Il mal funzionamento dei meccanismi di rappresentanza impedisce alla politica di vederci, di osservare il paese e le persone che lo costituiscono.
Se non sei rappresentato, semplicemente sei solo. Senza la possibilità di essere rappresentati, non c’è società.
Eppure, non esiste ancora, movimento e forza politica, sindacato che della deomocrazia e della rappresentanza ne faccia una questione centrale della propria linea programmatica, della propria cultura politica.
Siamo abituati a pensare la democrazia come conquista permenente, del dopoguerra, senza andarne a verificare la reale applicazione e senza valutare gli strumenti che ci vengono offerti per esercitarla, senza la richiesta di poter partecipare alla formazione di quelle regole che la dovrebebro rendere, reale ed immanente nelle nostre vite. E’ una democrazia rappresentata non rappresentativa.
Per questo, i milgiori interpresti della società sono gli scrittori, cineasti, gli artisti e una massa crescente di persone li sta eleggendo come rappresentanti. Sono i produttori di immagini che sanno restituire una rappresentazione nella quale potersi riconoscere. L’arte vede, la politica è cieca.
Atraverso teatro, Libri, film, concerti, restiuiscono quei meccanismi di partecipazione e rappresentanza diretta a quella massa di individi a cui, la democrazia formale e rappresentata ha tolto la possbilità di manifestarsi.
Paradossalmente la Democrazia non è mai Stata, in questo paese, un Ideale ma uno strumento che ha dovuto negoziare la sua esistenza con diversi quadri ideologici di Riferimento. Il Comunismo ed il socilaismo in particolare. Una democrazia che doveva rappresentare la via al Comunismo o al Liberalismo o all’affermazione dei valori Cattolici. Una democrazia aggettivata, cristiana, progressista, comunista, socialista. Ancillare.
All’indomani di un ventennio di dittatura fascista e una devastante guerra mondiale, la Democrazia, in Italia appariva come una sfida ed una conquista, come un modo per superare l’esaurirsi di spinte propulsive di rivoluzioni e allo stesso tempo arginare l’avanzare di nuovi totalitarismi che ad est si affermavano; Come un modo per riprendere lo sviluppo e produrre libertà ma non come un modo di rappresentare l’uomo e il cittadino.; Come un modo di organizzare masse e affermare ideologie.
Dopo oltre mezzo secolo, la cosa non sembra aver funzionato, o almeno non completamente. Abbiamo vissuto in una democrazia di forma e in un’ologarchia di fatto. La struttura dei partiti ha costruito lenti distorsive che hanno generato immagini deformi della società e oggi anche quelle distorsioni si sono dissolte.
Ora che, la crisi della Democrazia, è evidente nelle sue numerose manifestazioni concrete e amminsitrative, corruttive e illiberali, in certi casi addirittura violente; ora che Le ideologie sono morte e sepolte sotto i colpi del liberalismo e della globalizzazione, mi chiedo se non sia il giunto il tempo per fare della Democrazione in sè, della sua forma, diretta o rappresentativa, terreno di elaborazione politica, di dibattito e di cultura.
Mi chiedo se non sia giunto il momento per tornare a manifestarci e a manifestare la nostra presenza, avendo cura di venire rappresentati nella forma più fedele possibile.
Si può recuperare attorno al concetto di Democrazia, quella spinta ideale che sembra mancare alla politica di oggi?
Oggi non ci sono borghesi, nè proletari, ma la precarizzazione del lavoro ha prodotto un enorme e multiforme Terzo Stato. Manca ancora una sua Immagine e una sala della Pallacorda dove riunirsi e le brioches sono finite.
Per questo ogni occasione per manifestarsi diventa più importante che mai, anche solo per dire io ci sono.
Per questo la partecipazione al No Berlusconi Day, il 5 dicembre mi sembra un momento importante.
E’ una manifestazione nata dal basso, organizzata attraverso internet. lo strumento che oggi come mai in passato è in grado di meglio rappresentare un corpo sociale ed i suoi bisogni. Spero che sia uno dei momenti dove poter iniziare a costruire una nuova immagine della società, con il contributo diretto dei cittadini.





Caro amico degli Scritti volano e delle parole che rimangono ci vuole altro del 5 Dicembre per fare di una oligarchia democratica nazionalista statalista pro Unione Europea una democrazia europea federalista di tutti i cittadini europei di culturas liberaldemocratica. Per fare una democrazia rappresentativa dei cittadini e non di quei disgustosi ed altezzosi aristocratici dei professionisti della politica imbonitori venditori di parole e di ideologie del periodo dell’uomo delle caverne ci vogliono REGOLE adeguate senza le quali i principi della democrazia rappresentativa lberaldemocratica rimangono delle scatole vuote in cui i più furbi ci mettono i propri interessi e li fanno passare per quelli generali. Oggi quelle REGOLE non ci sono nè a livello nazionale nè a livello di UE del trattato di Lisbona. In tali condizioni i fautori della democrazia dei cittadini e della federazione europea sempre una trascurabile ed inascoltata minoranza la prenderanno sempre “in tu stoppin”. Andare alla manifestazione e continuare a fare quello che si è fatto sino ad oggi non serve ad un bel nulla. Se ti interessa sapere come ho risolto il problema fammelo sapere e ti mando il mio progetto Partito Federalista Europeo- Se non ti interessa amici come prima e buona fortuna perchè specialmente ai giovani con i cialtroni che comandano in politica di tutti i colori in Europa ci vorrà per loro molta fortuna. Cordiali saluti Giorgio
Caro Giorgio, sono contento che tu abbia risolto il problema con un progetto. non credo però sia così semplice ne che basti qualsiasi tipo di federalismo ad incidere sulla politica, oggi.
Se poi parliamo di federalismo all’Italiana, oggi, più che porre regole e unire cittadini mi sembra sia tutto il contrario. Sono d’accordo però sul fatto che sia a livello nazionale che Europea la rappresentanza e la democrazia debabno recuperare un sacco di terreno. In Europa specialmente il vuoto è clamoroso.
Un federalismo inteso come partecipazione dei cittadini alla politica locale e alle decisioni amministrative e politiche senza troppi filtri è già una visione più interessante. Comunque di partiti e organizzazioni eviterei di crearne altre. Sono convindo che la struttura partito no abbia più molto futuro.